Sferracavallo

È una delle otto borgate marinare di Palermo che, un tempo, costituivano una piccola flotta peschereccia ma che ormai sono diventate, in parte, località di villeggiatura e turistiche. Sferracavallo, pur trovandosi a pochi chilometri dalla città, offre il fascino del mare aperto, il Tirreno, e di una natura antica e ancora selvaggia, quella dei monti Billiemi e Capo Gallo* (foto). La maggior parte del territorio di questa borgata fa parte della Riserva Naturale di Capo Gallo e la parte di mare, dal quale è bagnata, appartiene alla Riserva marina di Isola delle Femmine Capo Gallo.

Sferracavallo dispone di un piccolo porticciolo turistico che si trova al centro del paese e di un secondo punto di approdo, a Punta Barcarello, per piccole imbarcazioni, che si estende dalla riserva di Capo Gallo sino al cimitero dei Pescatori sito a Est della borgata. La zona è rinomata meta per i tanti ristoranti in riva al mare, dove è possibile gustare le specialità della cucina palermitana e di mare; sul lungomare, inoltre, si trovano le bancarelle di cibo di strada.

Cenni storici

Sui monti Billiemi e Pizzo Santa Margherita, di capo Gallo, che fiancheggiano il territorio di Sferracavallo, è possibile visitare le numerose grotte - grotta ‘Impiso o dell’Impiccato, grotta Pecoraro, grotta Conza – dove sono state rinvenute testimonianze dei primi abitanti del luogo, risalenti al Paleolitico superiore (14.000-12.000 anni fa): frammenti di selce, ossidiana e macine in pietra lavica utilizzate per ridurre il grano in farina. Si trattava di tribù di cacciatori e raccoglitori, che vivevano nelle grotte per proteggersi dagli assalitori, convivendo con una grande varietà di animali, alcuni dei quali ormai scomparsi dall’isola, quali elefanti e ippopotami.

Le prime connotazioni storiche di un nucleo abitativo risalgono al XV secolo. Parlano di una piccola comunità di pescatori che si era costituita attorno alla tonnara di “Calandria” e a una chiesetta nei pressi di via Scalo di Sferracavallo e di via Amorello, non lontano dalla zona costiera detta “Zotta”, la cui economia era incentrata sul mare. Soltanto in seguito gli abitanti si dedicheranno anche alle attività agricole e particolare importanza acquisì la coltivazione della vite, del mirto e del sommacco*, pianta utilizzata per la concia delle pelli.

La strada che congiungeva Sferracavallo a Palermo, nel periodo tra il XVII e il XVIII secolo era così impraticabile al punto che sferravano i cavalli, per questa ragione la borgata potrebbe avere assunto il proprio nome. Nel 1750 si procedette alla sua definitiva sistemazione e la nuova arteria risultò così agevole che poté accogliere numerose carrozze di dame e cavalieri che da Palermo vi andavano a passeggiare. Sempre in questo periodo fu edificata la Villa Maggiore Amari, che fu il centro di un vasto feudo che comprendeva Sferracavallo, parte di Tommaso Natale e monte Gallo, Villa Arezzo e Villa Palazzotto.

Nei primi del ‘900 il nuovo interesse per le vacanze al mare da parte della crescente borghesia palermitana, trasforma l’antico borgo di pescatori in località di villeggiatura, di questo periodo sono la costruzione dei villini Liberty concentrati soprattutto nella via Plauto e nel viale Florio.